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28
Apr
2016
La differenza c'e'
Written by Marco Tusa   

Brevi considerazioni intorno alla mia ultima visita in USA.

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La prima volta che ho visitato gli USA avevo 13 anni, quindi si parla del lontano 1976 o giù di li.

Mi ricordo ancora il primo impatto ed effetto che New York ebbe su di me. Io sino a quel momento avevo visto gli USA solo attraverso I film, televisione, qualche lettura e tanta disinformazione.

Camminare per le strade della citta e vedere la sporcizia, la povertà lo squallore che la citta portava con se fu per me un vero shock.

Con gli occhi di adolescente guardavo incredulo e sbigottito due persone prendersi a sprangate solo perché le macchine si erano tamponate, o gente indifferente alla sofferenza di una donna riversa a terra dopo essere stata derubata.

Si certo da noi non si scherzava, c'erano il terrorismo di stato con le brigate rosse, le lotte destra sinistra etc. ma sotto sotto eravamo ancora attenti alle persone.

Da quell'anno in poi sono tornato negli USA regolarmente una, due volte l'anno, e quando dico USA non dico New York, perché' crescendo ho avuto modo di girare molto il paese e vedere I vari aspetti. Stati del sud, interni, del nord e west. Insomma me la sono girata un bel po' e non come semplice turista fast-food, ma vivendoci e condividendo la vita quotidiana del paese che mi ospitava.

Ho visto una San Francisco magica, la nascita dell'era dot.com e la sua caduta. Ho partecipato in prima persona a momenti di forte unione durante le lotte e marce per combattere l'AIDS in un paese che non aveva problemi ad etichettare gay con demonio e AIDS con punizione divina.

Ho condiviso momenti intensissimi con alcuni mormoni in Salt Lake City.

Ed in fine ho visto la riserva di bellezze naturali ed umane che il paese nascondeva dietro una propaganda internazionale, scialba, fuorviante e spesso falsa fondata su quelli che erano I non valori degli USA invece che sui reali valori che hanno fondato il paese.

Insomma negli anni ho avuto modo di vedere bene tutto cio che c'era nel paese di bello, grande, magico, triste, disperato e a volte alienante. Ma tutto ciò era reale non finzione passata da propaganda.

Ed importante, alla base di tutto c'era un valore fondamentale, il riconoscimento della libertà individuale, il fatto che ciascuno di noi come essere umano abbia il diritto a perseguire la felicità, ed abbia gli stessi diritti e doveri.

Certo I poveri non erano scomparsi e cosi I senza tetto, e la loro presenza era riconosciuta ma a parte alcune isole (come New York) la comunità non era insensibile.

Poi, vennero I politicanti del petrolio, e con loro gli uomini in grigio. Gente che della liberta individuale non sa che farsene. Fecero di tutto per far si che il loro dio prendesse l'anima di tutti I cittadini, e lo fecero con un grande rituale sacrificale, più di tremila morti a New York e altri innumerevoli dopo per le guerre che ne scaturirono.

Tutto per potere e denaro. Ancora oggi siamo in Guerra a causa di quei poco di buono.

Io ho avuto modo di vedere passo passo la trasformazione di un paese che da essere promotore della liberta individuale, è passato ad essere promotore del super controllo globale col fine osservare, dirigere ed influenzare ogni singolo cittadino del paese (e del geoide terrestre).

Una popolazione che va a piedi è una popolazione facile da controllare.

Questo semplice concetto ha un valore metaforico, e si basa sul fatto che meno mobilita si consente, più stretti sono I lacci, più facile da influenzare sono le genti, non conta se la mobilità è fisica o metaforica e quindi culturale.

Il popolo USA, non è un popolo istruito, al contrario, la formazione/istruzione è stata declassata a tale punto, che solo coloro I quali hanno significanti risorse finanziare possono inviare I propri figli in strutture educative adeguate.

Inizialmente attribuivo questa mancanza al sistema educativo USA, molto dato dal fatto che discutendo con amici nel paese, in molti si lamento di un sistema non all'altezza, che informa in modo non adeguato. Ma dopo più approfondite ricerche ed analizzando sudi comparativi del sistema educativo nei G8, mi sono reso conto che sulla carta gli USA non brillano, ma non sono neanche messi così male come per esempio l'Italia o la Russia.

Ciò nonostante il divario tra giovani in Europa e nel continente nord Americano, è evidente a chiunque si voglia dare la briga di porre tre domande in croce ai rappresentanti dei due schieramenti.

È difficile per noi europei capire appieno quale sia la vastità della ignoranza che viene causata dal sistema (dis)educativo USA (Nord Americano).  Noi siamo abituati a camminare per le strade e respirare storia, le nostre radici si fondano su millenni di fatti che sono, in un modo od in un altro, ancora intorno a noi. Ci permeano, il nostro cervello, consapevole o meno si abituata ad assimilare l'arte, che attraverso I secoli ancora influenza il nostro modo di pensare e vivere.

In paesi come gli Stati Uniti, ed in versione più provinciale il Canda, l'arte come manifestazione quotidiana è totalmente assente. I ragazzi crescono in un ambiente che di per sé non è capace di stimolare la loro creatività per osmosi, ma deve essere direttamente indotta, appunto attraverso l'educazione/formazione.

Che il sistema USA sia informativo e NON formativo, e' evidenziato dal fatto che l'attenzione dei programmi educativi sono principalmente concentrati su alcuni segmenti, che non includono (se addirittura escludono) quel processo formativo che scaturisce dal fornire all'individuo la sensibilità per le arti, la storia, la filosofia.

A peggiorare le cose il fatto che le risorse siano state dirottate verso altri segmenti, quale quello militare, ha ridotto gli USA ad essere un paese dove il divario tra ricchezza e povertà (non solo economica ma spirituale) si sta allargando sempre di più, e la possibilità di "redenzione" dell'individuo, sta diventando sempre più rara, proprio perché gli mancano gli strumenti e la formazione.

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È vero oggi abbiamo internet, e su essa viaggiano ogni giorno milioni di informazioni, ma l'informazione per sé non è abbastanza, ad essa deve essere accostata la capacità di analisi, analisi che per essere compiuta necessita di educazione, ovvero non solo informazione, ma formazione.

Leggere Facebook o postare immagini su un social o un altro, non è altro che un surrogato della umana necessita di condividere per creare e migliorare.

I social, come strumento, possono essere fondamentali nell'aiutare la popolazione mondiale non solo a condividere ma a creare, educare, e crescere. Ma non hanno valore alcuno, o molto inferiore, se vengono utilizzati come strumento egotistico.

Senza considerare poi che l'accesso alla piattaforma condivisa (internet), non è universale, ma anch'essa copre solo una certa fascia di individui.

Questo ci porta a tre grandi categorie, la prima quella che non ha accesso ad alcune sistema di informazione/formazione, né attraverso l'istruzione pubblica, né attraverso I media e nemmeno per osmosi.

La seconda, che non ha accesso ad una soddisfacente educazione ma ha accesso all'informazione.

La terza, in fine, che ha accesso all'educazione/formazione ed all'informazione. Quest'ultima in realtà è una classe veramente elitaria, nella quale gli individui sono esposti/sottoposti ad una educazione parallela, molto spesso mima di quello che avviene in Europa naturalmente.

La divisione di classe, ed il progressivo impoverimento culturale/formativo della classe media, unito con il crescente decadimento di valori a favore di un esasperante superficialità consumistica, ha portato gli USA ha divenire una potenza economico/militare che si basa su una ricchezza acquisita attraverso un sapere non totalmente rinnovabile.

I paesi europei sono ancora in tempo ad evitare di trovarsi nella medesima situazione, un po' come detto perché fortunatamente noi siamo condizionati dalla nostra storia, un po' perché non siamo ancora arrivati all'abbrutimento sociale ed educativo presente in USA.

Ma non è tutto lì, i programmi di studio nei gradi pre-universitari, sono talmente limitati che non sono comparabili alla istruzione Europea. Provate a chiedere ai ragazzi di 10 grado in USA circa la storia, geografia, filosofia o letteratura.

Il risultato è un evidente divario sociale e culturale che e stato proditoriamente causato al fine di avere una massa di individui dipendente da una minoranza, senza avere la capacità di capire la manipolazione che li porta ad essere, in ultima analisi, sacrificabili qualora non fruibili.

È questo il punto focale, al quale si è giunti oggi in USA (e non solo), punto che risulta evidente a chiunque si soffermi e faccia le dovute riflessioni.

Il sistema consumistico (non capitalistico) ha portato la maggiore parte degli individui di fascia due, ad essere fruibili, ovvero utilizzabili al fine di mantenere il sistema, attraverso il consumo e abuso di risorse, creando dipendenza e false necessità'. Tale che ad oggi il valore dell'individuo si calcola sul valore della sua capacità di consumo, non di produzione, non so se mi spiego.

Individui di fascia uno, rappresentano invece il serbatoio immediatamente sprecabile, il carico, spesso usato per dirottare l'attenzione della fascia 2, a ciò che la stessa non percepisca il vero divario, ovvero la sua distanza da chi invece si colloca in fascia tre. "Guarda loro come stanno male, meglio per te seguire quello che ti diciamo cosi avrai tutto quello che vuoi".

Nel medio evo, prima della nascita della borghesia, tale divisione di classi era evidente, ma la presenza umana era decisamente inferiore, e le risorse naturali tali da consentire una evoluzione verso l'avvicinamento delle classi. La capacità di produrre, di creare, di innovare erano tali che a fronte del volere fare, vi era la possibilità del fare stesso.

Oggi tale situazione si è invertita, e le risorse scarseggiano e scarseggeranno sempre di più, tanto che la divergenza tra classi non sarà solo basata su ricchezza effimera, ma su risorse base, quali cibo, acqua, cure mediche e come già avviene istruzione.

Falling in Line

 

Gli USA sono un colosso destinato a crollare, come l'impero romano, o la compagnia delle indie, gli USA spariranno dalla guida della nostra civiltà presto, molto presto.

Ma se non facciamo attenzione, il loro modello si trasferirà anche da noi portando anche l'Europa al collasso sociale, culturale ed economico.

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Noi siamo ancora in tempo, abbiamo cioè la possibilità di invertire la tendenza, recuperando le basi della nostra cultura, promuovendo i valori sociali e formativi, investendo nel nostro futuro come comunità e non come individui assetati di potere.

L'annientamento di poteri economici centrali, quali la banca europea, il trasferimento agli stati sovrani della gestione della loro ricchezza, non è un impoverimento della comunità europea, al contrario, esso rappresenta l'unica alternativa per rivitalizzare l'investimento interno sull'unica risorsa che ha veramente senso, la nostra gente, i nostri figli, la nostra terra la nostra cultura e la nostra diversità culturale.

Il recupero di programmi formativi, non solo universitari ma anche professionali, ed artistici, l'investire nel sostenere ricerca scientifica, ed arti in generale, la rivalutazione delle tradizioni, delle culture locali, rivalutazione del territorio, intesa non come parafrasi dello sfruttamento, ma come recupero, restauro degli equilibri tra presenza umana e natura.

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La riduzione dei consumi e della cultura dell'usa e getta, l'uso di energie rinnovabili, la riduzione degli sprechi energetici e di risorse, in fine la lotta capillare e rigorosa al malcostume e corruzione.

Tutto questo non rappresenta una separazione, ma un decentramento, che porta alla localizzazione delle risorse. Rafforzando il legame tra chi ha la responsabilità di gestione, e chi ha delegato tale responsabilità.

Come detto, noi siamo ancora in tempo, ma per poco, ora o mai più.

Per chi crede ancora che viviamo ai tempi dell'albero della "cuccagna" vorrei potere organizzare viaggi informativi, non nei paesi del terzo mondo, ma negli USA, e mostrare loro cosa sta veramente accadendo dietro le quinte, ed il livello di accelerazione al quale sta accadendo.

Ricordatevi, gli USA crolleranno, ma se noi non saremo pronti, crolleremo con loro, e non sarà un bel vivere, ma un bagno di sangue, letteralmente.

Last Updated on Thursday, 28 April 2016 23:13
 
29
Feb
2016
The sliding door effect
Written by Marco Tusa   

 

The sliding door effect …

Every day we take thousands decisions, some of them are minor like what to drink tea or coffee? Others are more relevant and involve our interactions with other human being. For every decision our brain is presenting us millions, billions of relevant facts store I our memory, some times the facts have a consolidated history some other times they don’t.

 

I know I like coffee more than tea, this is also confirmed by the number of them I had enjoy in the past, a number that is significantly higher than the teas I had. But I know as well that I prefer a good tea to a mediocre coffee.

As such when I choose what to drink, my brain presents me all the information regarding my taste, my past experiences, my geographic location (am I in a place where the coffee is god or not), finally it analyzes the information related to that specific moment. Is the guy at the coffee machine doing good or he looks not really on the subject?

 

As said, billions on information to recover, analyze and present in seconds or less than that. For a coffee!!!

 

Guess what, in our day we have to take decisions that are much more complex than that, and unless you are totally nuts, you do not use a coin to decide what to do.

 

To make things even worse, the more you grow, the more your data bank expand, the more your brain has material to choose coffee or tea.

In some case that will make the decision faster, in other it will make it much, much longer.

 

On top of that there are millions of decisions that, let say it, do not count.

Nothing will change in your life if you choose the tea instead of coffee, unless … Well unless that is one of the “sliding door” moment.

 

What is a “sliding door” moment? If you have seen the movie with Gwyneth Paltrow in 1998, you already know, if not I will explain in a second.

 

There are few moments in our life where a series of possible events converge, they normally converge in very simple day by day action, but the context is not the usual.

Something sounds strange, something is different. Most of the time when this happens we do not realize it right away, we do after.

Those are the moment where we say to ourselves, “What if?”.

 

What if instead decide to prune a small branch of that tree I had decided to … don’t do it.

Well I would not injury my neck with the risk to remain paraplegic for the rest of my life, and I would not marry my first wife, and … So on and on and on.

In short, my life would had been totally different, ONLY IF.

 

Why I am saying all this? Because recently I had found myself in front of three of the most difficult questions I had to answer. That in combination with a series of events that bring me to raise my old antennas, and perceive, more then see that I was going to hit one “sliding door” moment.

The questions in discussion are something that in one or another moment in our life we had already face.

Well at least I did.

But all together in this specific moment of my life, they had a totally different impact and meaning.

 

The questions are:

  • Do you know who you are?
  • Do you understand what has happened to you?
  • Do you want to live this way?

What was interesting for me was and still is, that those questions, raise in the exact moment in which I was in front of my “sliding door” moment. In that exact moment I realized that my brain, who was filling me with information and driving me to take one decision or another, simply stops. It stops to push, stop to provide suggestions, it focus on NOT to give an answer. It focuses on NOT making that moment, a “sliding door” one.

 

I could stay days, or seconds now analyzing the data and try to make a better decision. That moment is gone, and this is good.

 

It is good because I can now first answer to more important and relevant questions.

Who am I (now, after X years)?

How it can be that I am here, what really happened to ME ( I mean the “ME”)

Is this the life I had choose to live, or I had left it to bring me in a different place?

 

Not the first time I raise these questions to myself, but I have to say, this time is different. As mentioned before, we often raise one of them to our attention, and we provide an answer. Evaluate what to do and so on.

It also may happen that we ask all three of them, in a moment that is a moment, but not a “sliding door” moment.

 

I had hit that special situation, and my “sliding door” moment become, not to choose A or B, but between ignore the questions or take them, accept that they will, once more, oblige me to change the direction of my life.

 

I know what to do, and in many ways I am scare, because in order to DO IT, I have to go to the longer road, I need to have a lot of courage, and once more be ready for the difficult moments that for sure will come.

But this is life.

 

The only thing I can say, is life is courage, and there is more courage in being honest when answering the above questions, than in performing any scaring or extreme activity.

 

I am writing all this, to share, share an important moment, and take the opportunity to raise to all of you my friends three simple questions:

  • Do you know who you are?
  • Do you understand what has happened to you?
  • Do you want to live this way?
Last Updated on Monday, 29 February 2016 01:32
 
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